Se dopo aver letto il testo precedente avete scoperto di essere seduti sopra una bomba, la prima cosa da fare è non accendere la miccia. Non licenziate la badante durante una discussione, non ditele che non riceverà niente e non cercate di farle firmare in fretta qualche foglio preparato da voi. Se lavora nella vostra casa in nero da mesi o da anni, il problema esiste già. Mandarla via domani mattina non cancellerà i messaggi, le fotografie, i video e tutto ciò che conserva nel telefono. Può soltanto trasformare una situazione ancora risolvibile in una causa.

Da questa situazione si può uscire. Non con un trucco trovato su internet e nemmeno facendo finta che gli anni precedenti non siano mai esistiti. Le strade vere sono praticamente due. La prima consiste nel presentarsi spontaneamente all’INPS, dichiarare tutto il periodo precedente e regolarizzare il rapporto. La seconda consiste nel trovare un accordo con la badante, firmare una conciliazione in sede protetta e chiudere le sue pretese relative al passato. Dopo la firma potete terminare il rapporto oppure cominciare da quel momento un nuovo rapporto completamente legale.

La prima strada è la più pulita e anche la più costosa. Vi presentate all’INPS prima che qualcuno presenti una denuncia contro di voi, dichiarate quando è cominciato realmente il rapporto, indicate l’orario e l’inquadramento corretti e chiedete di regolarizzare il periodo precedente. Dovrete pagare i contributi arretrati e le sanzioni, ma il fatto di esservi presentati spontaneamente prima di una denuncia o di un controllo vi permette di affrontare la situazione nelle condizioni migliori possibili. Non sarà economico, soprattutto se la badante lavora da voi in nero da anni, ma quando avete già litigato con lei e non esiste più nessuna possibilità di accordo, questa può rimanere l’unica strada sensata. Vi presentate voi prima che si presenti lei.

La seconda strada è molto più semplice, ma richiede una cosa che non potete comprare all’ultimo momento: la collaborazione della badante. Dovete parlarle prima che inizi la guerra. Se durante gli anni precedenti l’avete pagata bene, siete stati corretti con lei e l’avete trattata con rispetto, probabilmente non avrà nessun interesse a farvi causa. Sa di avere lavorato in nero, ma sa anche che ogni mese ha ricevuto ciò che avevate concordato e che non avete approfittato della sua situazione. In questo caso può accettare senza problemi di firmare una conciliazione con la quale dichiara di non avere altre pretese nei vostri confronti per il periodo precedente.

Questo diventa ancora più semplice se non volete mandarla via, ma volete finalmente assumerla in regola. Le proponete un buon contratto, i contributi, un orario chiaro e la sicurezza che da quel momento il rapporto sarà gestito correttamente. In cambio le chiedete di chiudere il periodo precedente con una conciliazione in sede protetta. Se per anni l’avete trattata bene, non le state chiedendo di rinunciare a qualcosa che considera suo. Le state chiedendo di aiutarvi a mettere in ordine una situazione che fino a quel momento conveniva a entrambi e che adesso volete rendere legale. Se invece l’avete pagata male, umiliata o minacciata, non aspettatevi che vi aiuti proprio nel momento in cui avete più bisogno della sua firma.

La conciliazione non significa necessariamente che dobbiate pagarle altri soldi. Se la badante considera di essere stata pagata correttamente e non ha nulla da chiedervi, può firmare dichiarando di non avere ulteriori pretese per il periodo precedente. In altre situazioni, invece, per arrivare all’accordo sarà necessario riconoscerle una somma. Potranno essere mille euro, duemila oppure una cifra diversa. Non esiste una tariffa fissa. Esiste la somma che lei considera sufficiente per chiudere la questione e che voi siete disposti a pagare per non trascinarvi dietro quel rischio per altri cinque anni. Se i rapporti sono buoni, l’accordo può essere molto più semplice e molto meno costoso di quanto immaginate.

Prima si raggiunge l’accordo, poi si prepara il documento. Non si va all’Ispettorato per cominciare davanti all’ispettore una discussione su quanto vuole la badante e quanto siete disposti a darle. Quando chiedete l’appuntamento, tutto deve essere già chiaro. La badante deve sapere che cosa firmerà, quali pretese chiuderà e quale somma riceverà, se è stata concordata una somma. Il denaro deve essere pronto per essere consegnato oppure trasferito nel modo indicato nell’accordo. L’ispettore non è lì per trattare al posto vostro. È lì per leggere il documento, spiegare alla lavoratrice che cosa significa e assicurarsi che lo firmi liberamente.

Il testo deve prepararlo un buon avvocato del lavoro. Non serve un documento di trenta pagine scritto in una lingua che nessuno capisce. Serve un documento breve, preciso e capace di comprendere tutte le possibili pretese legate al periodo precedente: retribuzioni, differenze retributive, straordinari, ferie, festività, tredicesima, TFR e ogni altra voce che potrebbe essere richiesta in seguito. Se la badante ha già ricevuto tutto, può dichiarare di non avere altre pretese. Se invece riceve una somma per chiudere la questione, il documento deve indicare chiaramente che, dopo quel pagamento, non rimane più nulla da discutere tra lei e la famiglia.

Una sede protetta è un luogo nel quale la badante non firma da sola davanti a voi, ma davanti a una persona che le spiega che cosa contiene l’accordo e quali diritti sta chiudendo. In pratica avete tre possibilità. Potete firmare attraverso un sindacato, potete farvi assistere ciascuno dal proprio avvocato oppure potete andare all’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Davanti al sindacato il servizio normalmente costa. Con due avvocati costa ancora di più, perché ognuna delle parti deve avere il proprio. All’Ispettorato del Lavoro, invece, la conciliazione è gratuita. Per una famiglia che ha già raggiunto un accordo con la badante e ha soltanto bisogno di firmarlo correttamente, è quasi sempre la soluzione più semplice, più veloce e meno costosa.

Ecco perché vi mandiamo all’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Non perché dovete denunciare voi stessi e nemmeno perché volete chiedere un controllo. Ci andate perché avete già raggiunto un accordo con la badante e volete trasformarlo in un verbale firmato in sede protetta. Telefonate all’ufficio competente per la vostra zona, chiedete dell’ispettore di turno o della persona che si occupa delle conciliazioni e spiegate semplicemente che siete un datore di lavoro domestico e che voi e la badante volete firmare una conciliazione ai sensi dell’articolo 410 del codice di procedura civile. Al primo telefono non serve raccontare tutta la storia del rapporto. Dovete indicare il servizio che chiedete e domandare quali documenti inviare e quando potete presentarvi.

Quando arrivate all’Ispettorato, l’accordo deve essere già pronto. L’ispettore legge il documento, spiega alla badante che cosa sta firmando e quali pretese non potrà più avanzare per il periodo compreso nell’accordo. Se, per esempio, riceve duemila euro in cambio della rinuncia a ogni altra pretesa relativa al periodo precedente, l’ispettore le spiegherà esattamente questo. Le chiederà se ha capito e se firma liberamente. Poi firmano la badante e il datore di lavoro. Alla fine viene redatto il verbale di conciliazione. Una copia viene consegnata alla famiglia, una alla badante e una rimane presso l’Ispettorato.

Quel verbale è il documento più forte che una famiglia possa avere contro una futura causa della badante. Se un anno dopo la lavoratrice prova a chiedere nuovamente stipendi, differenze retributive, ferie, tredicesima, TFR o altre somme comprese nell’accordo, voi presentate il verbale insieme alla memoria difensiva. Riaprire ciò che ha accettato e chiuso davanti all’ispettore diventa estremamente difficile. Non stiamo parlando di una ricevuta scritta in casa. Stiamo parlando di un accordo firmato davanti a una persona che ha spiegato alla badante che cosa stava firmando e quali diritti stava chiudendo. Tra i documenti che una famiglia può portare davanti a un giudice del lavoro, il verbale di conciliazione firmato in sede protetta è il re.

Non fatevi firmare una liberatoria a casa, sul tavolo della cucina. Se un giorno finite in tribunale, quel foglio vale praticamente quanto la carta sulla quale è stato stampato. E può fare ancora peggio: invece di proteggervi, può diventare la prova che tra voi esisteva davvero un rapporto di lavoro da sistemare. La stessa dichiarazione firmata in sede protetta davanti all’ispettore ha una forza completamente diversa. Non conta soltanto che cosa c’è scritto. Conta dove, come e davanti a chi è stata firmata.

Dopo la conciliazione potete prendere due direzioni. Se il rapporto finisce, la badante se ne va e voi conservate il verbale per sempre. Se invece deve continuare a lavorare, dal giorno stabilito la assumete legalmente, con il contratto, l’orario e l’inquadramento corretti. Da quel momento non si paga più alla cieca, non si lasciano mesi senza documenti e non si torna al vecchio sistema pensando che ormai il pericolo sia passato. Avete avuto una possibilità di rimettere tutto in ordine. Non ne avrete necessariamente una seconda.

Ed è qui che ritorna la prima cosa che vi abbiamo detto: trattate la badante con rispetto. Non soltanto perché è giusto, ma perché un giorno potreste avere bisogno della sua collaborazione. Se negli anni precedenti siete stati corretti, l’avete pagata bene e avete rispettato la persona che viveva o lavorava nella casa di vostra madre, potrete sedervi insieme e trovare una via d’uscita. Se avete passato quegli anni a umiliarla e a ricordarle che potevate sostituirla in qualsiasi momento, il giorno in cui avrete bisogno della sua firma scoprirete che non comandate più voi. La possibilità di uscire dal lavoro nero esiste, ma esiste finché la badante è ancora disposta a sedersi al tavolo con voi.

Le tre cose importanti che avete letto finora servivano a portarvi fino a questo punto. Adesso sapete chi state per far entrare nella casa di vostra madre, perché non dovete mai assumerla in nero e che cosa potete fare se avete già commesso questo errore. Soltanto ora siete pronti per cominciare davvero da zero. Nel libro scoprirete come cercare una badante, come scegliere quella giusta, come assumerla, come gestire il rapporto mese dopo mese e come chiuderlo senza lasciare problemi aperti. Capirete quali documenti servono, quali carte potete tranquillamente ignorare e quali invece dovete conservare con rigore. Saprete che cosa deve rimanere nelle vostre mani alla fine di ogni mese, che cosa deve essere firmato dalla badante e che cosa dovrete poter mostrare se un giorno qualcuno vi chiederà di dimostrare che avete pagato, concesso i riposi e rispettato il contratto. Essere un datore di lavoro domestico non è difficile. Diventa difficile soltanto quando fate tutto a memoria e cominciate a cercare i documenti dopo che il problema è già arrivato.

Meglio sapere prima. Non dopo.

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