La seconda cosa peggiore che potete fare, dopo aver sottovalutato una badante, è assumerla in nero per un periodo lungo. Può essere lei stessa a proporvelo. Può dirvi che non vuole il contratto perché prende la NASpI, aspetta un altro sussidio, ha bisogno di ricevere tutto in contanti oppure semplicemente perché in questo momento le conviene così. Può essere completamente sincera, può essere una bravissima persona e può non avere nessuna intenzione di crearvi problemi. Ma voi non sapete che cosa succederà tra sei mesi, tra un anno o tra cinque anni. Oggi vi chiede di lavorare senza contratto, domani può litigare con voi, perdere il lavoro, andare da un avvocato oppure incontrare qualcuno che le spiega quanto potrebbe chiedervi. Per questo la risposta deve essere una sola: senza contratto, in casa nostra non lavori.
All’inizio il lavoro nero sembra sempre una soluzione comoda. Lei lavora, voi pagate, vostra madre è assistita e nessuno perde tempo con documenti e contributi. Ogni mese le consegnate lo stipendio in contanti, magari qualche volta le date anche cinquanta o cento euro in più. Non fate firmare nulla perché vi fidate di lei e lei dice di fidarsi di voi. Poi qualcosa cambia. Vostra madre peggiora e la badante deve fare più lavoro, oppure lei comincia a chiedere più soldi, voi le fate notare che alcune cose non vengono fatte bene e lei risponde che lavora troppe ore. Arrivano le discussioni sulle domeniche, sulle notti, sui riposi e sulle ferie. Alla fine decidete di mandarla via e magari pensate che, non essendoci un contratto, non potrà dimostrare nulla. Questa idea avrebbe potuto avere un senso trent’anni fa. Oggi no.
Con l’arrivo degli smartphone, il lavoro nero ha smesso di essere invisibile. La badante può avere nel telefono anni di messaggi WhatsApp con voi e con i vostri familiari, messaggi nei quali le chiedete di accompagnare vostra madre dal medico, comprare le medicine, preparare la cena, rimanere una domenica o aspettare vostro fratello che arriverà tardi. Può avere fotografie e video registrati dentro casa vostra, telefonate, messaggi vocali, appuntamenti medici e conversazioni con infermieri, fisioterapisti e vicini. Può avere la cronologia di Google che mostra dove si trovava ogni giorno e per quanto tempo rimaneva a casa di vostra madre. Voi pensavate di non lasciare documenti perché non avevate fatto il contratto e pagavate in contanti. Nel frattempo il suo telefono registrava la sua presenza nella vostra casa quasi ogni giorno.
Mentre raccoglievo informazioni e cercavo casi simili al mio, mi sono imbattuto in una causa nella quale una badante era riuscita a dimostrare il proprio lavoro in nero attraverso TikTok. Per molto tempo aveva pubblicato quasi ogni giorno dei brevi video girati nella casa in cui lavorava: un video in cucina, uno mentre preparava il pranzo, uno con l’anziano o davanti alla stessa finestra. Probabilmente, quando li registrava, non stava pensando a un futuro processo. Eppure quei video avevano lasciato una traccia continua della sua presenza in quella casa e avevano permesso di ricostruire con grande precisione quando il rapporto di lavoro era cominciato e quando era terminato. Quello che sembrava soltanto un passatempo era diventato una prova.
Quando il rapporto finisce male, la badante prende quel telefono e va da un avvocato. Il suo avvocato si occuperà delle fotografie, dei messaggi WhatsApp, dei video, della cronologia degli spostamenti e dei testimoni. Metterà ogni elemento al posto giusto e costruirà la versione più favorevole alla sua cliente. Da quel momento non sarete più la famiglia gentile che le preparava il caffè, l’aiutava quando aveva bisogno e ogni tanto le dava qualcosa in più. Diventerete un datore di lavoro che ha assunto una persona in nero e che non riesce nemmeno a dimostrare di averle pagato un solo euro.
E toglietevi dalla testa l’idea che non andrà da un avvocato perché non può permetterselo. Lei avrà un avvocato gratis per tutta la durata della causa. Se il processo dura due anni, non pagherà nemmeno un euro. Voi, invece, nello stesso periodo spenderete facilmente cinque o seimila euro soltanto per il vostro avvocato. Non pensate nemmeno che prima dovrà iscriversi a un sindacato, aspettare mesi e fare la fila per parlare con l’unico avvocato disponibile. Può andare direttamente all’Ispettorato Territoriale del Lavoro e presentare una denuncia oppure entrare nello studio di un avvocato del lavoro e mostrargli quello che ha raccolto. Molte badanti sanno perfettamente dove andare, che cosa chiedere e quali documenti portare. Dopo alcuni anni in Italia conoscono i propri diritti meglio di quanto voi conosciate i vostri. Non contate sulla sua mancanza di informazioni e non contate sul fatto che perderà mesi senza riuscire a trovare qualcuno disposto ad aiutarla. Se decide di agire contro di voi, saprà da dove cominciare.
In tribunale succederanno tre cose. Il suo avvocato userà i messaggi, le fotografie e i testimoni per dimostrare che lavorava in nero nella vostra casa e per stabilire quale contratto e quale inquadramento le spettavano. Se ci riesce, sarete voi a dover dimostrare quanto le avete pagato durante tutto quel periodo. Se mostrate le ricevute, confermate che lavorava per voi in nero. Se non le mostrate, perché avete pagato in contanti senza lasciare tracce, non riuscirete a dimostrare i pagamenti. E non importa se in realtà l’avete pagata regolarmente ogni mese: senza prove, sarete costretti a pagare tutto una seconda volta. Poi arriveranno i contributi arretrati, le sanzioni e tutte le altre conseguenze del lavoro nero. Alla fine il conto può raddoppiare o perfino triplicare.
Non vi salva nemmeno il fatto che l’idea sia stata sua. Potete raccontare che non voleva essere assunta perché prendeva la NASpI. Potete spiegare che vi aveva promesso di non creare problemi e potete perfino avere un suo messaggio nel quale scrive chiaramente che non vuole il contratto. Quel messaggio potrà mettere in difficoltà anche lei nei confronti dell’INPS, ma non rende regolare il vostro rapporto di lavoro e non cancella i vostri obblighi come datore. Era casa vostra, era vostra madre ed eravate voi a utilizzare il suo lavoro.
La frase più pericolosa che potete pronunciare è: “La mando via senza darle niente, tanto non può dimostrare nulla”. Prima di dirla, guardate il suo telefono. Voi forse non avete un contratto, non avete ricevute e non avete registrato gli orari. Lei può avere anni di messaggi, fotografie, video, spostamenti e testimoni. Voi avete pagato senza lasciare tracce, mentre lei può aver costruito le prove della propria presenza senza nemmeno rendersene conto. Non siete voi ad averla in pugno perché manca il contratto. È lei ad avere voi in pugno.
Questo non significa che vi farà sicuramente causa. Può continuare a lavorare correttamente, andare via senza chiedervi nulla e non creare mai alcun problema. Significa però che la vostra tranquillità non dipende più dai documenti, perché non li avete. Dipende dalla sua decisione. Se oggi state soltanto pensando di assumere una badante in nero, fermatevi prima di cominciare. Se invece avete già una badante in nero da mesi o da anni, non licenziatela durante una discussione pensando che il problema finirà quando uscirà dalla porta, non inventate ricevute e non fatele firmare documenti falsi o retrodatati. Prima dovete capire esattamente in quale situazione vi trovate.
Il lavoro nero poteva sembrare invisibile quando non esistevano smartphone, WhatsApp, social network e cronologie digitali. Quel tempo è finito. Oggi la domanda non è se avete firmato un contratto. La domanda è chi dei due possiede le prove.
Meglio sapere prima. Non dopo.
Il libro completo spiega come cercare, assumere e gestire una badante senza lasciare vuoti nei documenti.
Scopri il libro