Forse vi è già capitato di vederla alle nove del mattino. Voi state andando al lavoro, al bar o a fare la spesa. Lei esce da un portone con due sacchi della spazzatura in mano. Ha appena finito la notte oppure sta approfittando di cinque minuti per buttare l’immondizia. La guardate e pensate: povera donna, che vita triste. Qualcuno la guarda con compassione. Qualcun altro, diciamolo, con quella piccola superiorità che non si confessa mai ad alta voce. Vedete una donna con due sacchi della spazzatura. Quello che non vedete è tutto ciò che è successo prima.

Qualche anno fa, a volte dieci, quindici o vent’anni fa, quella donna ha lasciato suo marito, i suoi figli, la sua casa e tutto ciò che conosceva. Forse ha chiesto soldi in prestito a un’amica per pagare il viaggio. Ha riempito una valigia enorme con mezza vita, è salita su un pullman e ha attraversato tremila chilometri d’Europa. Due giorni, a volte quasi tre, seduta su un sedile senza sapere davvero cosa avrebbe trovato all’arrivo. È scesa in una città straniera, in una stazione che non aveva mai visto, senza conoscere la lingua. Se è stata fortunata, una connazionale è venuta a prenderla. Se è stata ancora più fortunata, quella stessa sera ha trovato un letto. Molto spesso, però, quel letto si trovava già nella casa di una famiglia sconosciuta, accanto alla stanza di una persona anziana che da quel momento avrebbe dovuto lavare, vestire, sollevare, nutrire e sorvegliare.

Aveva più di quarant’anni. Non era una ragazzina partita per un’avventura. Era una donna adulta che aveva lasciato tutto, attraversato mezza Europa ed era entrata nella casa di persone sconosciute senza capire quasi nulla di quello che le dicevano. Adesso fatevi una domanda e rispondete sinceramente: quanti di voi sarebbero capaci di fare la stessa cosa? Quanti lascerebbero il proprio paese, il lavoro e la famiglia, partendo con una valigia comprata a rate o con i soldi prestati da un’amica? Quanti scenderebbero da un pullman dopo tremila chilometri, senza parlare la lingua, e il giorno dopo comincerebbero a lavorare nella casa di sconosciuti? Voi la guardate con compassione. Forse dovrebbe essere lei a guardare voi così.

Nei paesi dell’Est esiste un modo di dire piuttosto brutale: una donna così la puoi ammazzare, ma non la puoi spezzare. È un’esagerazione, naturalmente, ma racconta bene il tipo di forza di cui stiamo parlando. Quella donna non è arrivata fino a casa vostra perché era fragile. È arrivata perché è riuscita a sopravvivere a cose che molti di voi non accetterebbero nemmeno di provare. Per questo il primo errore che potete commettere non riguarda il contratto, lo stipendio o l’orario. Il primo errore è sottovalutarla.

Non confondete la difficoltà nel parlare italiano con la mancanza di intelligenza. Quando è arrivata, forse non sapeva costruire una frase. Dopo qualche anno può conoscere il lavoro domestico meglio di voi, sapere perfettamente cosa le spetta e muoversi tra INPS, patronati, assegni, bonus, ISEE e documenti con una sicurezza che voi non avete. Sa quale autobus prendere, quale sportello evitare, a chi telefonare e cosa deve chiedere. Molte badanti conoscono i propri diritti meglio di quanto voi conosciate i vostri.

E poi sanno cavarsela. Voi chiamate un tecnico perché la lavatrice non scarica l’acqua e lei ha già pulito il filtro. Voi cercate il numero dell’elettricista perché una presa si è allentata e lei ha già capito quale vite bisogna stringere. Sa cambiare una lampadina, montare una tenda, spostare un mobile senza distruggere il pavimento, controllare l’olio della macchina, cambiare una batteria e capire perché si è accesa una spia sul cruscotto. Non perché tutte le donne dell’Est nascano con una cassetta degli attrezzi in mano. Semplicemente, per molti anni non hanno avuto qualcuno da chiamare ogni volta che qualcosa si rompeva. Hanno dovuto imparare a cavarsela e hanno imparato.

Questo non significa che la vostra badante debba diventare gratuitamente idraulico, elettricista, meccanico e muratore. Non avete comprato una schiava multiuso. Significa che prima di considerarla una povera donna incapace dovreste fermarvi un momento e domandarvi chi, tra voi e lei, saprebbe davvero cavarsela meglio se domani mancassero i soldi, il telefono e qualcuno da chiamare.

Trattarla con rispetto non è un gesto di beneficenza e non significa farle un favore. È una lavoratrice entrata nella vostra casa per svolgere uno dei lavori più difficili che esistano: vivere accanto a una persona anziana, sopportarne le paure, le abitudini, la malattia, la rabbia, le notti storte e spesso anche i conflitti della famiglia. Ha una propria vita, amici, telefonate, problemi, desideri e persone che le mancano. Ha giornate in cui lavora bene e altre in cui è stanca. E sì, quando non la guardate può anche sedersi cinque minuti e non fare niente, esattamente come fate voi al lavoro quando il capo esce dalla stanza. Non è una macchina, non è una suora e non è una donna senza passato comparsa magicamente nella camera di vostra madre.

Evitate soprattutto quella frase che tante famiglie amano ripetere: “Per noi sei una di famiglia”. Se è una di famiglia soltanto quando bisogna restare mezz’ora in più, rinunciare alla domenica, alzarsi di notte o fare qualcosa che non era stato concordato, allora non è una di famiglia. È una dipendente alla quale state chiedendo doveri familiari senza concedere nessuno dei privilegi della famiglia. Se volete trattarla bene, non servono discorsi sentimentali. Servono rispetto, regole chiare, uno stipendio corretto, riposi veri e la capacità di dire grazie quando fa qualcosa che voi non eravate riusciti a fare.

Una badante rispettata può diventare la persona che conosce vostra madre meglio di chiunque altro. Sa come farla mangiare quando non vuole. Sa quando è davvero malata e quando sta soltanto cercando attenzione. Riconosce dal modo in cui cammina che qualcosa non va. Ricorda le medicine, gli appuntamenti, le paure e tutte quelle piccole abitudini che voi, arrivando due volte alla settimana, non potete vedere. Se la trattate con rispetto, lavorerà meglio e la vostra famiglia vivrà meglio. Non perché vi deve gratitudine, ma perché anche lei, come qualunque altro essere umano, dà il meglio di sé dove viene trattata in modo giusto.

Una badante umiliata, trattata come stupida o considerata inferiore, invece, non dimentica. Può tacere per mesi, ma il suo silenzio non significa che non abbia capito. Se ha avuto il coraggio di lasciare tutto e attraversare tremila chilometri, troverà anche il coraggio di lasciare casa vostra e difendersi quando riterrà di essere stata trattata ingiustamente. Il più grande errore che potete fare è credere di avere davanti una donna debole soltanto perché pulisce la casa, cambia un pannolone o porta fuori due sacchi della spazzatura.

Non abbiate pietà di lei. Non trattatela dall’alto. Non scambiate il suo silenzio per sottomissione e non pensate che valga meno di voi. Per arrivare fino a casa vostra, probabilmente ha già superato prove che voi non avreste nemmeno accettato di affrontare. Prima di scegliere il contratto, prima di calcolare il costo e prima di discutere gli orari, ricordatevi quindi la prima cosa veramente importante: la persona che state per far entrare in casa vostra può essere molto più forte di quanto sembri.

Rispettatela. Non perché è una povera donna. Perché non lo è affatto.

Meglio sapere prima. Non dopo.

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